Pierdavide Carone e Martina Attili: “Modificare il proprio modo di fare musica per riscuotere consensi più ampi? Alcuni lo fanno ma è discutibile”
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Pierdavide Carone e Martina Attili sono coppia artistica e nella vita, un percorso musicale il loro che ha dei punti di contatto come la partecipazione a un talent, ma soprattutto il non essersi mai piegati a stili musicali lontani da quelli in cui credono, solo per compiacere il pubblico. Pierdavide ha dalla sua parte la scrittura di Per tutte le volte che, brano con cui Valerio Scanu ha vinto Sanremo 2010, ma soprattutto il riconoscimento di un grande della musica italiana come Lucio Dalla, con il quale ha collaborato artisticamente fino a partecipare insieme al Festival di Sanremo 2012, Martina invece è tuttora detentrice del record del video di XFactor con più visualizzazioni, 26 milioni dal 2018 ad oggi con Cherofobia.
I due sono usciti lo scorso giugno con E’ finita, un nuovo singolo scritto da Pierdavide che racconta una sua esperienza di vita vissuta, un pezzo rimasto nel cassetto per un po’ di tempo, ma che rimane molto attuale in quanto si racconta una rottura consumata attraverso uno smartphone, in un dialogo tra i protagonisti della vicenda che sembra quasi un manifesto pop generazionale.
Nel brano le due voci si incrociano mettendo in luce il senso di smarrimento e impotenza di chi all’improvviso si ritrova abbandonato attraverso un display mentre sta facendo tutt’altro, senza avere neanche la possibilità di un confronto faccia a faccia. Un pezzo che punta ad intercettare il grande pubblico sfruttando un tema contemporaneo e una situazione in cui possa essersi trovato chiunque sia aduso a frequentare le app di messaggistica.
La partecipazione a SPOT il Podcast
Ospiti a SPOT il Podcast i due hanno fatto una spiccata analisi della musica attuale in un colloquio con Michele Monina e Massimiliano Longo. Una conversazione che ha toccato temi interessanti come talento e studio e se con quest’ultimo si riesca a raggiungere lo stesso livello di preparazione di una persona di per sé già talentuosa.
“Dibattiamo spesso su qualunque cosa – ha spiegato Martina – anche sul talento e lo studio. Io non mi reputo nata come una persona talentuosa a livello di canto, se vedo una persona di talento mi rendo conto di quanto lei sia portata naturalmente, io sono più per il team dedizione, sono una precisa, a volte ad esempio discutiamo perché lui si riscalda poco prima di cantare, mi sembra pericoloso, invece poi interpreta ‘Caruso’ divinamente, è bravissimo”.
Sul talento anche Pierdavide ha offerto il suo punto di vista, secondo il cantautore un calciatore che non conosce i fondamentali per giocare a pallone non potrà mai diventare un campione, la stessa cosa avviene per un cantante o per qualsiasi altra attività artistica: “Uno può studiare, ma se lo studio non è accompagnato da un minimo di talento non si fa molta strada”.
I pericoli dell’intelligenza artificiale nella musica
La conversazione si è spostata a proposito di talento e di scorciatoie per arrivare al risultato, all’uso indiscriminato dell’intelligenza artificiale e di supporti elettronici per modificare i suoni: “L’intelligenza artificiale è il punto di non ritorno di un’arte partita secoli fa. La tecnologia ha reso meno necessaria la pratica umana nella musica” ha sottolineato Carone.
Sia il cantautore che Attili si sono poi soffermati su quanto in questo periodo storico alcuni artisti siano soliti andare incontro a ciò che piace al pubblico piuttosto che portare avanti un proprio stile e un proprio genere: “Modificare la propria musica per riscuotere consensi più ampi? Lo fanno in molti ma è discutibile” parole di due cantautori che non sono mai scesi a compromessi, proponendo sempre qualcosa che sentivano proprio.
Lo streaming
Infine Pierdavide e Martina insieme ai loro interlocutori hanno riflettuto sullo streaming colpevole a loro avviso di aver creato “un flusso infinito di canzoni senza valore”. Carone ha ricostruito nella sua analisi come si sia arrivati dallo spartito ai vinili, dai CD allo streaming che ha compresso i suoni per adattarli ai cellulari, trasformando la musica in qualcosa dal consumo immediato a cui resta difficile affezionarsi.
Entrando più nello specifico si è dibattuto su come sia cambiato il modo di ascoltare la musica, prima quando si acquistava un disco perché piacevano due o tre brani, si imparava ad amarlo tutto a forza di ascoltarlo, si apprezzava anche la traccia che all’inizio non aveva entusiasmato. Adesso si ha a disposizione tutta la musica possibile, è come avere una tavola imbandita in cui si cerca di mangiare un po’ di tutto senza gustare a pieno quello che viene offerto.
A questo proposito Martina Attili ha fatto una riflessione molto interessante, non c’è più la curiosità di guardare oltre l’artista, di cosa abbia convinto un cantante che piace a sposare uno stile, chi abbia influenzato le sue scelte artistiche: “Se ti piace un album – ha spiegato la cantautrice – dovrebbe venire naturale informarsi su cosa abbia portato quell’artista a quella determinata scelta, dovrebbe portare alla curiosità di ascoltare altri artisti e ampliare le proprie conoscenze musicali. Una curiosità che oggi pochi fruitori di musica hanno”.
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