Wanna Marchi: “Santanchè venne in visita ufficiale in carcere, era mezza nuda. Rosa Bazzi? Non farebbe male a una mosca” La figlia Stefania Nobile non vede l’ora che arrestino Corona: “E’ un pezzo di m…”
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Il prossimo 2 settembre Wanna Marchi compirà 84 anni, la maggior parte dei quali trascorsi borderline con una parentesi carceraria che la ha segnata, ma anche arricchita di esperienza per le cose che ha visto. La sua carriera di tele imbonitrice la ha inaugurata nel 1978, per poi passare attraverso le vendite stratosferiche insieme alla figlia Stefania Nobile, il negozio mandato a fuoco dalla ‘ndrangheta nel 1986 e la bancarotta fraudolenta del 1990.
Poi l’idea malsana di speculare sui sogni e sulle paure della gente tramite l’ingaggio e il lungo sodalizio con il sedicente Mago do Nascimento per vendere in diretta televisiva i numeri al lotto e gli amuleti contro il malocchio, da lì l’inchiesta di Striscia la Notizia e le indagini della Guardia di Finanza. Una truffa si è detto di 65 miliardi di lire, l’arresto di madre e figlia e la fuga del mago.
La condanna definitiva ha visto condannare Wanna Marchi a 9 anni e 6 mesi per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata, la figlia Stefania a qualche mese in meno. Di carcere effettivo Marchi ha fatto circa tre anni, poi in regime di semilibertà ha potuto lavorare per poi tornare a casa con l’affidamento in prova. L’indulto e la relativa riduzione di pena hanno fatto il resto e la ex teleimbonitrice, probabilmente la più famosa d’Italia, nel 2015 è tornata libera. Nel 2022 Netflix le ha dedicato il documentario “Wanna”, che si è rivelato uno dei più visti quell’anno.
La figlia Stefania Nobile ha fatto pressoché lo stesso percorso, una volta libera però si è buttata nell’imprenditoria dei locali, fino a quando nel 2025 è finita di nuovo nei guai per la gestione della Gintoneria insieme all’ex compagno Davide Lacerenza, in un caso su presunti giri di droga e prostituzione. Entrambi hanno patteggiato la pena, lei svolge lavori di pubblica utilità alla Protezione civile, lui è in un Sert per disintossicarsi dalla cocaina.
Wanna Marchi invece ne è uscita pulita e estranea ai fatti, di recente ha lanciato un libro di ricette e continua a fare ospitate televisive e ad essere presente sui social. Intervistata dal settimanale Gente in occasione dell’imminente compleanno, la ex teleimbonitrice ha raccontato episodi della sua esperienza carceraria, non sono potute mancare ovviamente le incursioni della figlia Stefania.
Wanna Marchi: “Santanchè venne in veste ufficiale in carcere, era mezza nuda”
Wanna Marchi all’inizio della sua intervista ha precisato di essere in grandissima forma e di non avere alcuna intenzione di morire in quanto ha ancora tante cose da fare. Ha spiegato di dipingere nel tempo libero e di avere fatto uno spettacolo in giro per l’Italia insieme a Giuseppe Cruciani che è stato un successone. Marchi ha anche rivelato di andare a cucinare nei ristoranti quando glielo chiedono, la sua specialità sono i tortellini.
Di amici la ex teleimbonitrice ha detto gliene sono rimasti pochi e a questo proposito la figlia Stefania Nobile si è profusa in considerazioni non proprio lusinghiere su Fabrizio Corona: “Non vedo l’ora che lo arrestino. Corona con me è stato veramente cattivo: ci ho lavorato sei mesi, ho assunto suo figlio nel mio locale, lo conosco da quando è nato. E poi si è comportato così. Tutti i giorni passava alla Gintoneria, tutte le sere telefonava a mia madre, la chiamava mamma. Lo conosco bene: è davvero un pezzo di m..”
Santanchè mezza nuda e il duro carcere femminile
Parlando degli anni di detenzione Wanna Marchi ha raccontato retroscena e particolari come quella volta che in visita ufficiale Daniela Santanchè si sarebbe presentata mezza nuda: “In carcere solo la famiglia può venire a trovarti. Oddio, a dire la verità è venuta una che, fosse stata a casa, sarebbe stato meglio. La Santanchè. Venne in veste ufficiale. Ma era mezza nuda: che vergogna. Me la ricordo ancora: una donnona alta, con questi pantaloni di pizzo bianchi trasparenti, tutta nuda. Sembrava… vabbè lasciamo stare. Ma dico, una politica: così va in giro? Mia figlia le ha detto di andarsene, che non volevamo vederla”.
Poi il racconto della dura detenzione nel carcere femminile, un sistema in cui cercano di annullare la persona fino a farla crollare: “Uno pensa che il carcere femminile sia più leggero. Ma è il peggiore. Fanno di tutto per farti crollare. Alla mattina ti svegliano con la “battitura”: battono il manganello contro le inferriate delle celle, più volte, su e giù. È una sevizia psicologica. Lo fanno tre, cinque, anche dieci volte al giorno, dipende da quanto ti vogliono molestare”
Una esperienza che a detta di Wanna Marchi è stata formativa: “Ci sono delle regole che impari stando dentro: non devi mai chiedere perché una persona è lì. Vedi di tutto, ma io e mia figlia ci siamo sempre fatte gli affari nostri. E poi devi darti dei ritmi: alzarti, lavarti, andare a lavorare. La galera è una esperienza che ti cambia la vita. È un incubo, una prova. Però devo dire che forse mi ha anche formata”
Wanna Marchi: “Le zingarelle le persone più buone, Bologna il carcere peggiore, mi hanno fatto fare pipì con le manette”
Le persone che a Marchi sono rimaste più nel cuore sono state le zingarelle detenute: “Sono innamorata di loro, sono le persone più buone che esistono sulla faccia della Terra. Di cuore. C’era una zingarella poverina, si chiamava Costana, che tutte le volte che andava in cortile all’aria, un’oretta al giorno, quando rientrava portava a mia figlia un sassolino o un fiorellino: lo faceva perché Stefania non poteva muoversi per via della sua malattia ( l’artrite reumatoide, ndr)”.
Una zingarella a cui ha fatto una promessa: “Con me parlava tanto – ha raccontato Marchi – Le chiedevo: “Costana, ma tu quando esci di qua che cosa è che vorresti fare? E lei: “Dormire sotto le stelle”. Allora io le dicevo: “Tu cercami, che quando siamo fuori, a dormire sotto le stelle, ci andiamo tutte e due”. Magari è ancora là”
La pipì con le manette
Tra le carceri che la hanno ospitata Marchi ha detto che il peggiore è stato quello di Bologna: “Il peggiore è Bologna. Poi mi hanno spedita a Roma. Nel tragitto mi han tenuto nel blindo con le manette, eravamo cinque o sei, ammanettati. Ci fermiamo in un altro carcere per prendere qualcun altro e chiedo di andare in bagno. Avevo tutte le gambe gonfie, i capillari rotti. Dico: “Almeno toglietemi le manette, come faccio altrimenti?”. E loro: “Ce la fai, ce la fai”. Scendo, e sono tutti lì con il mitra: “Ma voi avete visto dei gran film di guerra!”, gli faccio. “Stai zitta!”, urlano. “Eh no, io parlo! Cosa fate, mi arrestate?”. Guardi forse ho anche bestemmiato. Mi ricordo che a uno gli ho detto: “Potrei essere non tua madre, ma tua nonna e mi vergognerei”. Sono cattivi. Io dei buoni che fanno quel lavoro lì non ne ho conosciuti”.
San Vittore a Milano invece è stato il migliore: “È stato il migliore. Grazie al direttore Luigi Pagano (è il garante dei detenuti a Milano, ndr): c’era il lavoro dentro, facevi tante cose. Io ero nelle cucine, dalla mattina alla sera. È un uomo al quale andrebbe dedicata una piazza”
Wanna Marchi: “Ci hanno separate per farci crollare”
Wanna Marchi ha spiegato che ad un certo punto lei e Stefania sono state separate e detenute in carceri differenti: “Ci hanno separate per farci crollare. Ma io non mi ammazzerò mai. Non ho mai preso un sonnifero. Mia figlia poverina l’hanno spedita a Pisa, il carcere peggiore di tutti. E dire che lei per la sua malattia non doveva neppure stare in carcere”.
A questo proposito Stefania Nobile ha raccontato un episodio disumano di cui è stata oggetto: “Siccome nessun medico voleva prendersi la responsabilità, mi facevano girare tra le varie strutture. Ho fatto una trasfusione con l’ago nel collo ed ero ammanettata. Anche la colonscopia me l’hanno fatta fare ammanettata al lettino. Alla fine mi hanno dato tre anni ai domiciliari: sono dovuta stare nove mesi in ospedale per come mi avevano ridotto”.
Wanna ha poi riferito quello che ritiene un episodio limite: “Ero in cella con una che aveva ucciso il marito con sette colpi di pistola. Una notte le dicono: “Preparati che domani esci”. E allora io le chiedo: “Ascolta, sei libera? A me fa piacere, ma quanti anni hai fatto?”. E lei: “Sette anni. Sette anni come sette colpi”. Ma come: io non ho ammazzato nessuno e resto qua e lei va fuori?”
Wanna Marchi: “Rosa Bazzi non ucciderebbe una mosca”
Tra le persone che Marchi ha conosciuto in carcere c’è anche Rosa Bazzi, condannata all’ergastolo insieme all’allora marito Olindo Romano per la strage di Erba: “E’ la donna più buona del mondo, Rosa (Bazzi, ndr) non uccide neppure una mosca. In quel periodo ero in semilibertà, uscivo al mattino per andare a lavorare e tornavo la sera, e lei mi lavava tutto, anche quello che aveva lavato il giorno prima. Una donna pulitissima. Puliva tutto il carcere. Sicuro che è stata condannata ingiustamente. Lei non ha ucciso nessuno”.
In carcere circola anche la droga: “Ricordo una ragazza di Ferrara che ha dormito sei mesi – ha raccontato Marchi- Si svegliava, prendeva una pastiglia, riprendeva a dormire. Poverina. Arrivava il marito a colloquio, ma lei non lo guardava neppure”
Sul problema della droga è intervenuta anche Stefania Nobile: “La droga è un problema, c’è gente che si fa arrestare per portarla dentro. A una si era rotto un ovulo che aveva ingerito, ci stava lasciando le penne. E poi l’80 per cento della popolazione carceraria prende gli psicofarmaci. Fa comodo: così non chiami, non chiedi niente, non rompi”.
Wanna Marchi: “Credo al malocchio, ma se qualcuno me lo ha fatto gli è venuto male”
Marchi poi ha rivelato quale è stato il suo primo pensiero una volta tornata in libertà: “In macchina con mio marito arriviamo a Milano, vedo in giro tutti questi neri, prima non c’erano, e dico: “Ossignore ma dove siamo Francesco? Ma siamo in Italia?”. Questo non è più il mio Paese, ma ormai è tardi per andare via”.
Infine una battuta sul malocchio: “Io ci credo al malocchio, non so se qualcuno lo abbia fatto, se qualcuno l’ha fatto, gli è venuto male. Perché noi siamo ancora qua. Con noi non ce la fanno. È dura”.

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