Addio a Tinto Brass, il maestro dell’erotismo a cui piaceva combattere il potere
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Di Tinto Brass avevamo scritto lo scorso 25 agosto riportando un’intervista che il maestro aveva rilasciato a Vanity Fair, ne era emerso il quadro un novantatreenne stanco e malinconico, che avrebbe voluto ancora fare tante cose, ma che l’età e un ictus avevano costretto su una sedia a rotelle. Il maestro si è spento questa mattina 4 novembre a Roma intorno alle 10.30, ne hanno dato notizia all’ANSA la moglie e i figli Bonifacio e Beatrice precisando che i funerali saranno celebrati in forma strettamente privata.
Brass, il cui nome di battesimo era Giovanni, era nato a Milano il 26 marzo 1933, anche se la sua città d’adozione è stata Venezia. E alla città lagunare e alla Mostra Internazionale del Cinema il maestro era molto affezionato, sperava di potervi ritornare lo scorso settembre per la proiezione in prima mondiale della versione restaurata in 4K del suo film Col cuore in gola del 1967, ma non gli era stato possibile e aveva inviato un messaggio letto dalla moglie Caterina Varzi.
Considerato il maestro del cinema erotico italiano, anticonformista e controverso Brass aveva detto in una intervista: “Ho passato quasi più tempo nei tribunali che dietro la macchina da presa, 26 film su 27 censurati, tutti tranne ‘La Vacanza’ del 1971, premio della giuria al Lido”
E sul suo modo di scegliere le attrici aveva detto: “Ho sempre fatto spogliare le attrici completamente nude facendo recitare loro qualche battuta inventata sul momento. Tutte accettavano e io ero capace di capire subito quello che avrebbero fatto sul set già da come si muovevano durante il provino. Una volta arrivò Aldo Busi vestito da donna, gli ho fatto il provino, perché non sospettavo nulla. Poi, quando me ne sono accorto, mi sono messo a ridere e l’ho mandato via”
I film di successo e la carriera artistica
Nella sua carriera Brass ha diretto film come Salon Kitty, incentrato sul sesso e sul suo rapporto con il potere e con il denaro; Caligola, con Malcolm McDowell nei panni dell’imperatore, Teresa Ann Savoy (Drusilla) e Peter O’Toole (Tiberio), sequestrato per oscenità; Miranda, con Serena Grandi; Capriccio, con Francesca Dellera; Paprika, con Debora Caprioglio; Così fan tutte con Claudia Koll; L’uomo che guarda (tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia); l’autobiografico Fermo posta Tinto Brass; Monella, con Anna Ammirati; Senso ’45 con Anna Galiena; Fallo! e, nel 2005, Monamour, ultimo suo lavoro nonché il primo girato in digitale.
Brass è apparso anche come attore in film come La donna è una cosa meravigliosa di Mauro Bolognini e Lucignolo di Massimo Ceccherini; ha collaborato con la rivista Penthouse; ha firmato il libro Elogio del culo. Capace di gestire la sua immagine, sigaro sempre in bocca e battuta pronta con la voce rauca, Brass è stato molto amico di Federico Fellini, anche lui amante dell’erotismo, ma più popolare e mai portato oltre certi limiti.
In occasione dei 90 anni il Centro Sperimentale di Cinematografia ha acquisito l’archivio personale del regista, schedato minuziosamente grazie al lavoro di raccolta, riordino e classificazione da parte di Caterina Varzi, avvocata ed ex attrice salernitana, sposata in seconde nozze dal regista a 84 anni, nel 2017 dopo il matrimonio durato cinquant’anni con Carla Cipriani, deceduta nel 2006.
Tinto Brass: “Sono stato un contestatore del conformismo e del potere, adesso c’è solo una pallida imitazione del potere, una sua rappresentazione”
Nella sua ultima intervista rilasciata a Vanity Fair, il maestro aveva fatto alcune considerazioni sul suo essere riconosciuto come il “maestro dell’eros”: “E’ una definizione che mi piace e la rivendico – aveva detto Brass – certo, dipende da quale accezione vogliano dare a questa espressione, sono stato un contestatore del conformismo e del potere, adesso c’è solo una pallida imitazione del potere, una sua rappresentazione. Quello vero non esiste più. Le figure di potere, oggi, non sono per nulla carismatiche”.
Brass aveva ammesso in quella occasione di non essere un estimatore di Giorgia Meloni, di trovare disumane le dichiarazioni della premier soprattutto per quanto riguarda i migranti. Riguardo all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, il regista aveva tenuto a sottolineare che a suo avviso era ‘fondamentale’ e che ‘potrebbero anche proiettare i miei film’. Il maestro infine aveva detto che bisognava “insegnare ai bambini che il sesso è una cosa naturale, che va fatta e di cui non bisogna avere paura”.

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