Caso Pinna: oltre i brand di lusso venduti sui social e mai arrivati, spuntano anche iPhone16 falsi mai rimborsati
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Del caso Pinna durante questa estate 2025 ce ne stiamo occupando a fondo, più che altro stiamo seguendo con attenzione l’inchiesta che sta conducendo Grazia Sambruna sui brand di lusso e i mobili commercializzati dall’influencer sardo sui social, commercio effettuato attraverso canali on line e che per il momento ha evidenziato entrate totali per l’influencer di oltre trentamila euro soltanto per il business delle borse, cifra purtroppo destinata a crescere. A fronte dell’inchiesta condotta da Sambruna, tramite incaricati di Pinna (nelle transazioni non compare mai in prima persona), sono tornati nelle mani di chi aveva inviato acconti, circa 1400 euro totali. Era sembrato un piccolo gesto di buona volontà ma poi il nulla.
Di per se il Pinna è apparso sempre spocchioso nei confronti delle sue clienti ingannate e talvolta raggirate, si è professato nullatenente e prima del suo ultimo contatto, il 18 luglio scorso, con una cliente a cui ha rifilato una Louis Vuitton falsa, si era mostrato sempre indisponente sul web e sul gruppo telegram de “Le Oche Spennate” nel quale almeno 50 persone attendono di essere rimborsate.

Il messaggio di Pinna: “Sono nullatenente, rivolgetevi agli avvocati, spenderete più di quanto avete speso”
“I rimborsi ragazze sono un tema – scriveva Pinna in uno dei suoi ultimi messaggi, in cui redarguiva le follower per l’insistenza nel rivendicare il sacrosanto diritto a un rimborso – Se una persona me li chiede via mail, privatamente, e senza rompere le balle, io son ben contento di ridare quanto pagato il prima possibile. Ma non dev’essere un capriccio, però, io non rimborso i capricci. Ci conosciamo da così tanto tempo e credete a una tizia qualunque, di certo una hater, che va dicendo che le mie borse siano finte? Siete davvero così stupide?? Sono molto deluso, ma vi perdono. Facciamo finta che non sia mai successo. Intanto, però, vi informo che io di soldi non ne ho, sono nullatenente, non possiedo nemmeno una macchina, un mobile, niente. Vi conviene che io continui a lavorare, così magari potrò restituirvi quanto avete speso. Altrimenti, rivolgetevi pure agli avvocati. Staremo in causa per anni, magari pure 17 come è successo a mia mamma per un rimborso, e finirete per spendere molto di più rispetto a quanto mi avete dato. Senza ricavarci alcunché, i miei legali mi hanno già tranquillizzato”
Come detto Andrea Pinna dal 18 luglio non dà più notizie di sé, ha disattivato tutti i canali di comunicazione con lui, lasciando almeno 50 clienti senza rimborsi o senza che quanto acquistato sia stato consegnato. Ma non finisce qui, a quanto si apprende da Grazia Sambruna, parallelamente al “commercio” di brand di lusso e mobili, ce ne sarebbe stato anche uno legato agli smartphone, in particolare la giornalista scrive nella sua newsletter, di essere stata contattata da persone che le hanno raccontato le loro traversie “comprovate da registrazione schermo di chat pressoché infinite, vissute dopo aver acquistato da Andrea Pinna un iPhone 16 a 1300 euro (o anche a 1200, quando il nostro si sentiva di fare uno sconticino)”
Gli iPhone16 comprati a prezzi ridotti e palesemente falsi o mai arrivati
Il periodo di questa “offerta” risale al 2024 quando il modello era appena stato messo in circolazione alla cifra di quasi 1500 euro, Andrea Pinna lo promuoveva a 300 euro di meno, lo “sconto” non era così stracciato come quello delle borse quindi a “cascarci” sono stati in tanti. Sembrerebbe, racconta Sambruna nelle sue colonne, che a una ragazza londinese ne sia arrivato uno giocattolo, solo la confezione era quella originale.
Sambruna spiega che gli iPhone16 facevano parte di una partita in eccesso arrivata a Mediaworld e che Pinna si era offerto come tramite per venderli on line, l’influencer in questo caso era “solo” un garante, un tramite, in quanto i pagamenti come al solito non vanno bonificati a lui, ma al rivenditore. Non sappiamo quali fossero i reali rapporti tra Pinna e rivenditore, ciò che è certo è che l’influencer doveva piazzare la merce tramite i suoi canali social.
La giornalista è venuta a conoscenza del ruolo di Pinna in questa operazione in quanto le clienti si sono fatte sentire da Pinna e lui ha scaricato le responsabilità sul rivenditore, accusandolo di essere stato anche lui in prima persona, raggirato dal medesimo. “Le persone hanno perso 18mila euro e io la faccia” si era giustificato Pinna, che comunque che si trattasse di quasi ventimila euro ben lo sapeva, strano per un semplice tramite.
Le giustificazioni di Pinna
Lo schema con cui Pinna si giustificava per i telefoni fake era praticamente il medesimo. Sambruna nel suo articolo dichiara di essere in possesso di ore di registrazioni schermo con chat che mostrano il medesimo modus operandi. Alla prima richiesta di chiarimenti Pinna si mostrava sbalordito e cominciava a mettere le mani avanti: “Non è possibile che sia successa una cosa del genere, significherebbe essere stato fregato IO, in primis. Quegli iPhone 16 non li ho mai visti con i miei occhi né toccati e tantomeno spediti, quindi occorre che ti siano chiare le eventuali responsabilità, io non c’entro niente, ho fatto solo da tramite. L’importante è che poi non dai la colpa a me”.
Pinna invitava quindi a rivolgersi al rivenditore di sua fiducia che aveva fisicamente inviato il pacco (in tutti i sensi sottolinea Sambruna) ribadendo che lui poco c’entrava. A chi gli chiedeva i contatti telefonici del rivenditore, Pinna non rispondeva o tergiversava mandando vocali interminabili ed eludendo domande “scomode” come quelle su partita IVA della società del rivenditore tantomeno il nome e cognome. Ai clienti infuriati rispondeva:
“1300 euro non sono nemmeno così tanti soldi, non c’è bisogno di fare casino per una cifra del genere, tu te la puoi permettere, altrimenti non l’avresti spesa. Un iPhone 16, poi, non è un bene di prima necessità. Quindi, visto che sei la prima delle 18 (o 24, boh, va a seconda dei giorni, ndr) a cui è arrivato così, ti chiederei la pazienza di aspettare le altre consegne. Nel caso sia tutta merce fallata del genere, provvederemo a fare una class action tutti insieme, me compreso, perché a quel punto sarei stato il primo a essere truffato e, fidati, sono più arrabbiato di te!”
Non avendo punti di riferimento i clienti aspettavano per settimane e mesi senza mai avere risposte fino a quando si arrivava al finale nel quale anche Pinna ammetteva di essere stato fregato: “Il referente non esiste, è finto. Ci hanno lavorato i miei legali e me l’hanno appena fatto sapere”. A volte citava anche un nome e cognome fino ad allora mai menzionato: “non sarei nemmeno tenuto, per legge, a dartelo. Lo faccio solo per darti una mano”.
Altre volte invece Pinna non dava nessun riferimento e bloccava i malcapitati su tutti i social. Come è andata a finire? Lo spiega Sambruna in chiusura del suo racconto: “Stiamo parlando di 18 (o 24) persone che si ritrovano ad aver acquistato un cellulare, tra l’altro, non funzionante (“si impalla se apro più di due app insieme”, mi riferiscono in molte) e che sicuramente non è un iPhone. Ossia ciò per cui avevano pagato. La questione, ovvio, è ora in mano ad avvocati e speriamo che tutte e quante possano avere giustizia, che possano rivedere i loro soldi, prima o dopo”.

Dove sta Pinna adesso?
Come detto, Andrea Pinna ha fatto perdere le sue tracce dallo scorso 18 luglio, è stato visto ad agosto entrare con la madre in un lussuoso locale in Sardegna, a dimostrazione che non sta male, tantomeno che ha i disturbi mentali di cui ha detto sempre di soffrire. Sambruna riferisce che adesso Pinna starebbe in vacanza, il sospetto sorgerebbe da alcune foto pubblicate sui social, da una delle sue sorelle a corredo della quale scrive “Primo giorno di ferie”, storia datata 17 agosto. Le conclusioni di Sambruna sono tra l’ironico e l’amaro:
“Dovessero essere insieme, visto che da altre storie è evidente che la donna sia in Sardegna, potrebbero forse trovarsi nella casa a Solanas (provincia di Cagliari), di cui Andrea Pinna ha spesso parlato sui suoi social? Chissà. Nel frattempo, continuano a saltar fuori ‘truffati’ o comunque persone in attesa di rimborsi per accessori ‘di lusso’, arredamenti vintage e ora pure di ‘iPhone’ tarocchi. “Tra una vacanza e una cena di compleanno con gli amici, il signor Pinna si rifarà mai vivo per dare qualche risposta? Con comodo, che fretta c’è? Soltanto, per ora, una cinquantina persone che aspettano (alcune, fin da febbraio scorso) un totale di 30mila euro. Più altre 18 almeno, a cui arrotondando per difetto, dovrebbe 18mila euro. Il ghosting come nuovo business imprenditoriale, prima o dopo qualcuno lo doveva inventare…”

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