Chiara Ferragni, la Procura chiede 20 mesi per il Pandoro Gate, per i pm “ebbe ruolo preminente”
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Nonostante i chiarimenti forniti da Chiara Ferragni e le precisazioni che “nessuno ha tratto profitto”, i pm che dovevano pronunciarsi sulle responsabilità dell’influencer nella vicenda del Pandoro Gate e uova di Pasqua, hanno chiesto per la medesima una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per truffa aggravata. Una richiesta durissima alla quale, secondo quanto emerso nelle ultime ore, la Procura non avrebbe chiesto per l’imprenditrice, né la sospensione della pena, né le attenuanti generiche tantomeno la riduzione della pena per i risarcimenti versati come rimborso che ammonterebbero a quasi 3,5 milioni di euro.
Secondo i pm, Chiara Ferragni insieme al suo fidato collaboratore di allora, Fabio Maria Damato, avrebbe avuto “un ruolo preminente” durante le campagne commerciali realizzate con “grande diffusività”. I giudici inquirenti avrebbero sottolineato che i milioni di follower dell’influencer si fidavano ciecamente di lei e sempre a lei spettavano le decisioni finali sugli accordi. con Balocco e Cerealitalia.

Alle richieste di informazioni dei clienti sulla beneficenza non erano fornite spiegazioni
I magistrati avrebbero sottolineato che quando alla Balocco e all’azienda delle uova arrivavano messaggi che chiedevano quanta parte del prezzo di vendita sarebbe andato in beneficenza, i responsabili non fornivano spiegazioni o divagavano. Sono stati prodotti anche alcuni messaggi, in uno dei quali un utente aveva scritto: “Io compro un uovo e quanto di quello che pago va a sostenere il progetto?” secondo i pm in base agli accordi con le due ditte dolciarie, dovevano essere le società di Chiara Ferragni a fornire le risposte.
La difesa di Chiara Ferragni
Chiara Ferragni ha dichiarato di avere sempre agito in buona fede e che alla base di tutto c’è stato un errore di comunicazione. Il legale di parte civile della “Casa del consumatore”, unica a non voler essersi accordata con l’influencer, ha spiegato che “i follower si fidano degli influencer e se i primi dicono di comprare qualcosa, lo fanno”. Proprio su quest’ultima affermazione, la Procura ha sottolineato che oltre al messaggio che arrivava dall’influencer “fai non un buon Natale, ma un Natale buono” per convincere gli utenti, per le vendite si usava anche la grande distribuzione. Chiara Ferragni all’uscita dall’aula si è detta comunque “fiduciosa”.
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