Gerry Scotti difende Mediaset e lancia la pax dell’access: “Finiamo entrambi alle 21,30 ma deve cominciare a farlo la Rai”
#image_title
Un tempo su Emilio Fede si spendevano fiumi di inchiostro e di chiacchiere per il suo essere aziendalista e per venerare Silvio Berlusconi a tal punto da aver addirittura cambiato squadra di calcio per cui tifare pur di far piacere al suo capo. Insomma uno yes man disposto anche a diventare una macchietta e ad essere sbeffeggiato pur di rimanere fedele al suo padrone.
Non capiamo come mai lo stesso metro di giudizio non venga adottato per Gerry Scotti, 70 anni il prossimo 7 agosto, pavese coriaceo, da oltre 40 volto simbolo del Biscione, che non ha mai tradito, rispondendo sempre di sì ad ogni proposta dell’azienda anche quando le imprese erano di quelle da rimetterci faccia e reputazione professionale.
La Ruota della Fortuna è uno dei pochi prodotti televisivi capitati tra le mani di Scotti negli ultimi 20 anni andati a segno, per il resto il nostro si è dovuto accontentare del 13% di share quando le cose andavano di lusso altrimenti le vetuste proposte televisive affidategli si fermavano al 10%.
Forte del successo del programma portato in Italia negli anni ’90 da Mike Bongiorno, il conduttore pavese da quasi un anno si è trasformato in un austero difensore del gruppo per cui lavora, mettendoci sempre la faccia nonostante il competitor di Rai1 gli abbia rosicchiato 5 punti di share e da gennaio capita che lo superi.
Il buon Gerry abbandonati i panni dell’affabile “zio” televisivo, andando dietro al proprio editore, più volte si è reso protagonista di attacchi verso Affari Tuoi e Stefano De Martino, per poi tirare i remi in barca e cambiare registro allorché il conduttore di Rai1 si è espresso con toni di stima nei suoi confronti.
La proposta di Gerry Scotti al Festival TV di Dogliani
L’ultima uscita di Scotti qualche ora fa, allorché intervenendo al Festival della Tv di Dogliani, il conduttore si è prodotto in un predicozzo fuori luogo sull’atavica polemica sulla durata dell’access. Ovviamente il popolare volto Mediaset ha dimenticato che a mandare in onda la prima serata alle 22,00 è proprio il gruppo per cui lavora e che il programma concorrente finisce 15 minuti prima del suo.
Dimenticando quanto sopra e vestendo i panni dell’aziendalista, Scotti ha lanciato quella che in queste ore è stata definita “la pace di Dogliani“: “Chiudiamo tutti alle 21:30, ma deve cominciare a farlo la Rai. Per quale motivo dovrebbe farlo Mediaset per prima, essendo una tv che campa di pubblicità? Si faccia un accordo”. Poi la solita uscita populista sul canone, una delle gabelle più odiate dagli italiani, tirata fuori da Scotti per ingraziarsi i presenti e i media fedelissimi a Cologno Monzese.
Ovviamente il tutto pronunciato senza dimenticare di fare il solito inchino al suo editore: “La Rai ha il canone, le piattaforme gli abbonamenti, Mediaset invece si mantiene con la pubblicità, non ha mai chiesto un euro. Mettetevi nei panni del mio editore: perché dovrebbe essere il primo a fare il passo indietro?”
Gerry Scotti: “Con Stefano De Martino nessuna rivalità”
Il conduttore ha comunque tenuto a precisare che con Stefano De Martino non c’è nessuna rivalità: “È un ragazzo bello, bravo e simpatico. Tutte le sere fa anche lui il 25% di share e insieme arriviamo a 10 milioni di spettatori. Il risultato è più bello se il tuo avversario è forte”. Gerry Scotti ha tentato anche i colpo di teatro provando a chiamare il suo dirimpettaio televisivo in diretta, ma quest’ultimo aveva il telefono spento.
Gerry ha comunque affermato che si sentono spesso: “È da tanto che ne parliamo tra di noi, siamo entrambi d’accordo che i nostri programmi debbano finire alle 21.30. Ero qui per proporgli la pace televisiva di Dogliani!”.
La smentita sul matrimonio e la critica verso i colleghi che si lamentano per il troppo lavoro
Nel suo intervento il conduttore della Ruota della Fortuna ha smentito di essersi sposato in gran segreto: “Talmente segreto che non c’è mai stato”. Infine Scotti ha mosso una critica verso i colleghi che si lamentano per il troppo lavoro: “Mediamente vado in uno studio tv 130 giorni all’anno, mentre il mio amico avvocato ci va tutti i giorni: non ditemi che sono stacanovista, lavoro un terzo di quello che lavorano gli italiani. Non credete ai colleghi piangina che sentono il peso della fama, che dicono che sono stanchi. La verità è che noi televisivi siamo tutti dei miracolati”.

About The Author
