Massimiliano Gallo: dal mito del padre alla regia, il racconto senza filtri a “La Confessione”
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Massimiliano Gallo si racconta a Peter Gomez: il rapporto complesso con il padre Nunzio, il debutto alla regia con “La Salita” e la critica coraggiosa al silenzio degli artisti sulla politica.
Nato a Napoli nel 1968, figlio d’arte del celebre cantante e attore Nunzio Gallo, Massimiliano Gallo è oggi uno dei volti più amati e rispettati del cinema e della televisione italiana.
In una conversazione intensa con Peter Gomez a La Confessione, l’attore ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera — dai palcoscenici teatrali calcati a soli 5 anni fino ai successi di Imma Tataranni e Vincenzo Malinconico — senza sottrarsi a riflessioni profonde sul piano personale e sociale.
Il peso del “mito”: il rapporto con Nunzio Gallo
Uno dei passaggi più toccanti dell’intervista riguarda il legame di Massimiliano con suo padre. Per anni, Nunzio Gallo non è stato solo un genitore, ma una proiezione di invincibilità, un “supereroe” riconosciuto ovunque per il suo talento.
Tuttavia, vederlo invecchiare e diventare “umano” è stato un processo doloroso per l’attore.
“Vivevo nel mito di mio padre, ma quando è invecchiato, vederlo umano mi rendeva pazzo”.
Gallo ha ammesso di aver faticato a metabolizzare il declino fisico del padre, provando fastidio nel vederlo semplicemente come un uomo anziano davanti alla TV.
È stato solo grazie a un percorso di analisi che è riuscito a superare questo conflitto, comprendendo che l’errore risiedeva nella sua percezione idealizzata di un uomo che, pur essendo un mito per il pubblico, restava un essere umano destinato alla fragilità.
Dalle “mani” di Sorrentino alla sedia da regista
La carriera di Gallo ha subito una svolta decisiva nel 2008 con Fortapàsc, dove interpretò il boss Valentino Giunta. Da quel momento, ha collaborato con i più grandi registi contemporanei, tra cui Paolo Sorrentino in È stata la mano di Dio — una collaborazione nata quasi per caso dopo un messaggio su Instagram a cui Gallo rischiò di non rispondere perché impegnato in un collegamento televisivo.
Oggi, Massimiliano affronta una nuova sfida: il debutto alla regia con il film La Salita, in uscita il 9 aprile 2026.
La pellicola racconta l’impegno di Eduardo De Filippo nel carcere minorile di Nisida, un luogo che Gallo conosce bene per averlo frequentato e sostenuto.
Con questo progetto, l’attore vuole sfuggire ai cliché del “gomorrismo”, scegliendo attori che sembrano “giocatori di pallanuoto” piuttosto che ragazzi di strada, per offrire un racconto poetico e privo di giudizio sulla possibilità di redenzione.
La giustizia e il ruolo dell’artista nella società
Massimiliano Gallo non ha paura di esprimere opinioni forti, nemmeno quando si parla di temi scomodi come la giustizia o la politica internazionale.
Interprete di personaggi legati al mondo legale, come l’avvocato d’insuccesso Vincenzo Malinconico, Gallo ha riflettuto sull’ineguaglianza del sistema giudiziario italiano, definendolo spesso “lento” e pieno di scappatoie che favoriscono chi ha “santi in paradiso”.
Particolarmente duro è stato il suo commento sul silenzio dei colleghi riguardo a temi caldi come la questione palestinese.
Presentatosi sul red carpet di Venezia con un fazzoletto dai colori della Palestina, Gallo ha denunciato la paura degli artisti italiani di esporsi politicamente per timore di ripercussioni o per la violenza dei social media.
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Sui social: Ha criticato l’anonimato che permette ad “analfabeti funzionali” di aggredire chiunque esprima un’opinione.
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Sul coraggio: Ha ricordato come icone del passato come Gassman o Volonté fossero molto più libere e pronte a rischiare rispetto agli attori odierni.
La confessione finale: un messaggio per il padre
In chiusura, sollecitato da Gomez, Gallo ha rivolto un ultimo pensiero al padre Nunzio. Nonostante il dolore di averlo visto invecchiare, oggi prevale la gratitudine per i valori, il coraggio e l’entusiasmo trasmessi.
Un legame che continua a vivere attraverso il successo di un figlio che ha saputo onorare un’eredità pesante, trasformandola in una carriera luminosa e profondamente autentica.
