Sophie Codegoni emblema delle donne non tutelate dallo Stato, costretta due volte a presentarsi in commissariato
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Il braccialetto elettronico sarà il triste protagonista di questa estate 2025, Sophie Codegoni è l’emblema di tutte le donne che lo Stato dovrebbe tutelare e che invece sono costrette a vedere i propri ex liberi di muoversi nonostante i provvedimenti restrittivi a loro comminati. Ci si riempie la bocca invocando a giusta ragione l’ergastolo per i femminicidi, ma si fa poco o nulla per evitare gesti inconsulti da parte di uomini violenti. Il 13 agosto scorso a La Spezia, Tiziana Vinci è morta per mano del suo ex, malgrado la questura avesse informato il gestore telefonico manutentore del dispositivo elettronico nessun intervento di manutenzione era stato eseguito.
E’ la resa incondizionata dello Stato, un chiaro segnale di incapacità nell’arginare un fenomeno che sta assumendo ogni mese e anno connotati drammatici. L’esempio del braccialetto elettronico di Alessandro Basciano è ulteriore esempio di quanto il dispositivo non costituisca un deterrente, il deejay dopo essersi presentato in Commissariato il 14 agosto scorso per indossarlo, ne ha contestato il mal funzionamento qualche ora dopo.

Il presunto incidente con una moto d’acqua
Dopo un presunto incidente con una moto d’acqua il dispositivo gli sarebbe stato levato per permettere l’applicazione di un tutore alla caviglia, ma a prescindere da tutto, in Italia il braccialetto risultava attivo mentre Basciano già non lo indossava da diverse ore. Se l’inavvedutezza di un amico del deejay nel pubblicare una foto che non doveva essere pubblicata, non avesse fatto sorgere il dubbio che il dispositivo fosse stato rimosso, forse in Italia il medesimo risulterebbe ancora funzionante.
Adesso immaginiamo una donna sottoposta a tutela che è sicura di essere protetta da uno Stato che non si accorge nemmeno che un dispositivo è stato indebitamente rimosso, come può vivere serenamente? Come possono vivere serenamente quelle donne che si ritrovano i loro persecutori appostati sotto casa e si sentono rispondere dalla polizia di non uscire? E’ così che le forze dell’ordine difendono chi si rivolge a loro?
In tutto ciò nella superficialità dello Stato e nel gran numero di persone sottoposte a provvedimento restrittivo che girano liberamente, sale ancora di più lo sdegno per i 10 mesi in cui Lulù Selassiè abbia dovuto indossare il dispositivo elettronico di fatto levandolo a qualcuno che per motivi di sicurezza ne aveva veramente bisogno. Saremo ripetitivi, ma la vicenda della principessa etiope ci preme citarla ogniqualvolta si parli di giustizia a intermittenza.

Gli elementi che stridono nella vicenda Basciano
In tutto ciò Alessandro Basciano che raggiunto telefonicamente da Selvaggia Lucarelli ha affermato di non potersi muovere a causa di un incidente, o meglio che gli è stato prescritto assoluto riposo e un tutore, da prove fotografiche si starebbe facendo il giro delle feste e dei locali, ma non ce la prendiamo con lui bensì con chi gli dà la possibilità di poterlo fare.
Ci sono parecchie cose che stridono in questa vicenda: il dispositivo levato senza che i medici abbiano informato le autorità italiane, Basciano non era in Pronto Soccorso in codice di emergenza doveva fare delle lastre. La magistratura italiana è stata avvertita dall’avvocato del deejay e non dal presidio ospedaliero dove Basciano si è diretto. L’ex della Codegoni ha trovato anche il tempo di recarsi in palestra, foto e tatuaggi dimostrano quanto la foto sia attuale, nonché, come da prova fotografica, di recarsi in due locali diversi la stessa sera. Ma ripetiamo, le responsabilità sono di chi gli permette di farlo, dimostrando non solo superficialità, ma anche predisposizione nel farsi deridere.
Sophie Codegoni, due viaggi a vuoto dalla Sardegna a Milano
In tutto ciò Sophie Codegoni si è dovuta recare per ben 2 volte al commissariato di Milano, muovendosi a proprie spese dalla Sardegna dove era in vacanza con la figlia, per poi tornarsene indietro a mani vuote. Come informa Selvaggia Lucarelli nella sua newsletter, il braccialetto elettronico anti stalking è un oggetto diverso da quello utilizzato per i condannati agli arresti domiciliari.
Il dispositivo è composto da due parti: la prima è il braccialetto che chi è sottoposto a provvedimento dovrebbe (a questo punto il condizionale è d’obbligo) portare alla caviglia, mentre la seconda parte è un ricettore gps che la potenziale vittima deve portare sempre con sé, in quanto se lo stalker si avvicinasse, il ricettore comincerebbe a suonare informandola dell’imminente pericolo. Serve anche alle forze dell’ordine per stabilire un immediato contatto con l’indagato per invitarlo ad allontanarsi.
Dati questi presupposti, Sophie dopo l’applicazione del dispositivo avrebbe contestualmente dovuto ricevere il ricettore. Il 6 agosto Basciano non si è presentato e Codegoni è dovuta tornare indietro a mani vuote, è tornata lo scorso 14 agosto, in quella occasione il ricettore le è stato consegnato, ma anche questa volta non è servito a nulla. Tra l’altro come sottolinea Selvaggia Lucarelli, Sophie Codegoni si ritrova in mano un ricettore collegato a un dispositivo rotto, che viene controllato negli aeroporti, oltre ad aver perso tempo e a non essere tutelata Sophie potrebbe avere problemi all’imbarco, tutto ciò mentre il suo ex se la ride contento e lo Stato resta a guardare.

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