Addio a Franco Baresi leggenda del Milan e capitano della Nazionale
#image_title
Questa volta purtroppo è successo veramente, Franco Baresi non c’è più, l’ex capitano del Milan e della Nazionale, vera e propria leggenda rossonera si è spento a 66 anni dopo che le sue condizioni erano divenute instabili un anno fa esatto. a causa di un intervento per la rimozione di un nodulo polmonare. Un anno difficile quello passato da Baresi che probabilmente stava già male in quella che è stata la sua ultima apparizione televisiva in mondovisione in occasione della cerimonia d’apertura dei Giochi di Milano-Cortina.
Baresi era apparso sul campo di San Siro, per quasi un quarto di secolo il suo stadio di casa, con la fiaccola olimpica in mano a fianco di Beppe Bergomi, rivali sul campo in quanto simboli delle due diverse sponde del tifo meneghino, ma compagni di squadra in Nazionale.
Con Baresi se ne va un’altra bandiera del calcio italiano, una carriera trascorsa indossando gli stessi colori e una fascia da capitano che ha portato per 15 anni ma che gli resterà cucita addosso per sempre come quelle di Rivera e Maldini. Al suo ritiro il patron Silvio Berlusconi a nome del club ritirò la maglia numero 6, ad indicare che sarebbe stata per sempre un tutt’uno con Franco Baresi.
Oggi il Milan e i tifosi rossoneri lo piangono, in un comunicato il club parla di DNA rossonero, di Storia e di Ora dura: “La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a sé stesso in un’ora così dura.”
Una carriera di successi e l’interpretazione del ruolo di libero con una concezione moderna
Franco Baresi aveva esordito appena diciassettenne in rossonero, contro il Verona nell’aprile del 1978, era quel Milan con Gianni Rivera capitano a fine carriera che l’anno successivo avrebbe conquistato il decimo scudetto della sua storia e la stella (ogni 10 scudetti conquistati sulla maglia del club si appone una stella ndr). Era un ragazzo esile e longilineo tanto da essere soprannominato Piscinin, un soprannome che gli sarebbe rimasto cucito addosso per poco quando ci si rese conto della grinta e determinazione del ragazzo.
Fu proprio Franco sotto l’ala protettiva di capitan Rivera a prendere in mano la difesa del Milan nella stagione dello scudetto del 1979, divenendo parte integrante di quella squadra. Quei colori che Baresi non abbandonò neanche quando i rossoneri furono retrocessi in Serie B, nel 1980 per il calcioscommesse e la seconda volta nel 1982 sul campo a causa di una stagione turbolenta dal punto di vista societario e dei risultati.
Nel 1982 a ventidue anni Baresi partì con la spedizione azzurra che in Spagna si laureò campione del mondo, non venne mai utilizzato da Bearzot, avanti a lui c’era un monumento come Scirea, ma in futuro di quella Nazionale sarebbe diventato il punto di riferimento. Capitano del Milan al ritorno dalla vittoriosa spedizione azzurra, in pochi anni a Baresi fu attribuito il soprannome di “Kaiser Franz” come quel Beckenbauer nel cui mito era cresciuto.
Un soprannome derivato dal suo guidare da dietro il gioco proprio come Beckenbauer, un ruolo a cui Baresi diede una interpretazione moderna in un calcio ormai fatto di zona, pressing e verticalità.
I successi con il Milan e l’amarezza di Italia 90 e Usa 94
I numeri della carriera di Baresi in rossonero parlano da soli: sei scudetti, tre Coppe Campioni, 2 Intercontinentali, 4 SuperCoppe europee e 2 italiane, ma sono numeri che non raccontano a pieno la grandezza dell’uomo e del campione. Ha attraversato la storia del club rossonero trovando la sua massima espressione nel Milan degli olandesi confezionato da Berlusconi, quello di Gullit, Rijkaard e Van Basten e di nazionali italiani quali Costacurta, Tassotti, Maldini, Galli, Donadoni e Ancelotti.
Il capitano si metteva sempre in luce per classe, tocco di palla e visione di gioco, arrivando a sfiorare la conquista del Pallone d’Oro 1989, quando sembrava fosse impensabile che potesse essere un difensore il vincitore. In Nazionale come detto Baresi diventò campione del mondo nel 1982 senza giocare, ma fu pilastro inamovibile delle Nazionali di Vicini e Sacchi, arrivando terzo a Italia 90 in un mondiale casalingo che sembrava dovesse concludersi diversamente e uscendo in semifinale nell’europeo tedesco del 1988.
Baresi provò a rifarsi nel 1994, con la fascia di capitano azzurro recuperò prodigiosamente da un infortunio al menisco patito durante la competizione mondiale, scendendo in campo nella finale persa ai calci di rigore contro il Brasile a Pasadena, di quel giorno rimangono nella memoria collettiva le lacrime di Franco a fine partita, quelle stesse lacrime che oggi il calcio italiano e mondiale versa per lui.

About The Author
