Figc, Malagò non era tesserato quando si è candidato, la sua presidenza potrebbe essere a rischio come anche la nomina di Mancini come CT
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E dopo i dubbi circolati le scorse settimane è arrivata la certificazione della Federcalcio: Giovanni Malagò al momento della sua candidatura a presidente non era un tesserato Figc, uno dei requisiti fondamentali previsti dallo Statuto per le cariche istituzionali. Una leggerezza dello stesso Malagò e di coloro che ne hanno proposto la candidatura che adesso potrebbe costare il posto al neoeletto presidente federale.
Le conclusioni sono contenute in una lunga relazione che il procuratore federale, Giuseppe Chiné trasmetterà al Coni già dalla prossima settimana. Comitato Olimpico Nazionale Italiano che già dalla divulgazione della notizia ha proposto l’archiviazione del fascicolo, sostenendo la piena regolarità della candidatura di Malagò, tesi che Statuto alla mano non appare sostenibile.
Il ricorso di Renato Miele che ha aperto l’indagine
La questione era stata sollevata a metà luglio, dopo neanche un mese dall’elezione di Malagò a Presidente della Figc, allorché l’avvocato ed ex calciatore della Lazio, Renato Miele aveva sollevato il problema del requisito mancante del presidente eletto, al momento della candidatura.
Lo stesso Miele si era candidato, ma pur essendo tesserato mancava del secondo requisito fondamentale, la presentazione del candidato da una delle componenti della federazione ossia le leghe dei campionati e le associazioni di calciatori e allenatori, per questo motivo la candidatura non era stata accolta.
L’azione di Miele ha portato all’attenzione dei giudici l’art. 29 dello Statuto Figc che recita che “possono essere eletti o nominati alle cariche previste dal presente Statuto e dalle norme da questo richiamate, se in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura”.
Requisito che Malagò al momento della candidatura è stato accertato non avesse, gioca a calcetto nel suo Circolo Aniene, affiliato però ad altre Federazioni (nuoto, canottaggio e vela), ma non alla Figc. Che Miele potesse aver centrato il problema si era dedotto dal fatto che nonostante la domanda specifica né Malagò tantomeno la federazione avevano risposto, ma solo commentato che Malagò era stato ritenuto “idoneo e candidabile” dagli uffici.
La Federazione non ha potuto presentare l’evidenza del tesseramento perché non esiste
La Federazione pur divagando sulle domande dei giornalisti, non ha potuto fare la stessa cosa sulla richiesta della Procura generale dello Sport che lo scorso 15 luglio ha obbligato la Figc ad aprire un fascicolo sulla vicenda. Nella richiesta il procuratore Ugo Taucer chiedeva semplicemente di “acquisire il relativo tesseramento ai fini delle opportune valutazioni”.
Anche oggi davanti all’evidenza della mancanza del tesseramento di Malagò, la Figc non ha potuto produrre il modulo di Malagò nell’anagrafe federale S400 (il portale in cui sono censiti tutti i tesserati), semplicemente perché non esiste. In luogo del documento mancante la Federazione manderà una lunga relazione di circa 50 pagine, in cui il procuratore federale Chinè, si è avventurato in supposizioni per difendere Malagò.
La tesi sostenuta dalla Figc
A quanto si apprende dal Fatto Quotidiano, la tesi per difendere Malagò sarebbe quella che anche per la candidatura dei presidenti precedenti non sarebbe stato verificato il tesseramento, a questo punto secondo la difesa non più requisito obbligatorio. Difesa della Figc che cozza con lo stupore di tanti presidenti federali esterrefatti dalla dimenticanza di Malagò.
E’ difficile quindi che la Procura generale possa avallare la richiesta di archiviazione, i documenti con il mancato tesseramento di Malagò finiranno sul tavolo del Coni che deciderà come procedere. Qualora, come presumibile, dovesse essere accertata l’incandidabilità di Malagò, scatterebbe la decadenza non solo dalla presidenza, ma sarebbero ritenuti nulli tutti gli atti e i contratti firmati da un presidente che non era candidabile, quindi anche la nomina di Roberto Mancini come commissario tecnico della Nazionale e di Claudio Ranieri come direttore tecnico.

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