Phil Collins: l’icona del rock si racconta tra arte, memoria e fragilità
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Nel panorama della musica contemporanea, pochissime figure sono riuscite a lasciare un’impronta profonda e versatile come Phil Collins, capace di segnare la storia prima come pilastro dei Genesis e poi come solista da record. Di recente, il leggendario artista britannico si è confidato attraverso due importanti testimonianze mediatiche che restituiscono un ritratto completo, intimo e senza filtri della sua parabola umana e professionale: l’intervista radiofonica rilasciata a Vernon Kay per Tracks of My Years su BBC Radio 2 e la toccante conversazione concessa al Sunday Times.
Dalle prime percussioni al palcoscenico con i Genesis
Le radici familiari e la passione per il ritmo
Il viaggio musicale di Phil Collins affonda le radici nella primissima infanzia, quando a soli tre o quattro anni ricevette in dono un tamburo giocattolo per Natale che accese in lui una scintilla inarrestabile.
Notando questo straordinario interesse, i genitori sostenerono attivamente la sua inclinazione: a cinque anni gli assemblarono un kit artigianale con pezzi in acciaio, un tamburello, un triangolo e un piatto, fino ad acquistare la sua prima vera batteria all’età di dodici anni.
In un contesto sociale in cui la musica pop non era considerata un’occupazione seria — il padre, manager assicurativo nella City di Londra, desiderava per lui un impiego convenzionale — la madre fu una figura protettiva determinante.
Insegnante di pianoforte e agente teatrale, la donna pagò metà della sua batteria da cinquanta sterline e gli acquistò un furgone per i primi concerti, in una famiglia dove l’arte era di casa, tra un fratello vignettista e una sorella pattinatrice al Wembley Arena.
Da adolescente, il giovane Phil mosse anche i primi passi sul palcoscenico interpretando The Artful Dodger nel musical Oliver!.
La gavetta e l’esordio nella band
Prima di raggiungere il grande successo, la giovinezza di Collins fu segnata da un’infinita serie di provini su riviste come Melody Maker, tanto da definirsi scherzosamente un “auditore professionale”.
Tra audizioni con i Manfred Mann’s Chapter 3 e i Vinegar Joe, l’ingresso nei Genesis a soli diciannove anni rappresentò la svolta cruciale.
Era un’epoca caratterizzata da processi d’incisione estremamente rigidi: durante le sessioni dell’album Nursery Cryme, la band arrivò alla trentaseiesima ripresa di un brano e Collins fu l’unico costretto a mantenere la traccia di batteria originale mentre gli altri re-incidevano le proprie parti.
Con la crescita dei tour nei primi anni Settanta, i Genesis furono anche pionieri tecnologici: nel 1974, durante le prove a Dallas per The Lamb Lies Down on Broadway, la band collaborò con la compagnia Showco per ideare i primi fari mobili cromatici, poi diventati noti come Vari-Lite.

La dimensione solista e l’ispirazione dei grandi maestri
Face Value e l’origine di In The Air Tonight
Il debutto solista con l’album Face Value nel 1981 nacque in un momento di profonda crisi personale e matrimoniale. Collins registrò le prime demo casalinghe per pura esigenza emotiva, senza l’ambizione di pubblicarle, finché il discografico Ahmet Ertegun non lo convinse del valore del materiale.
Da quella sofferenza prese forma il capolavoro In The Air Tonight, con un testo improvvisato all’ottanta per cento mentre provava accordi su una drum machine, arrivando a forgiare uno dei fill di batteria più iconici e riconosciuti nella storia della musica mondiale.
La colonna sonora della vita tra classici e pop contemporaneo
Nel ripercorrere la propria formazione a BBC Radio 2, l’artista ha svelato una colonna sonora ideale ricca di tributi e aneddoti personali.
Dal fascino per la produzione di George Martin in I Want To Hold Your Hand dei Beatles — di cui ancora oggi ammette di trovare difficile il conteggio iniziale — all’analisi maniacale del primo fill di rullante in Dancing in the Street di Martha and the Vandellas, il legame con i grandi maestri è profondo.
Tra i brani del cuore figurano anche Some of Your Lovin’ di Dusty Springfield, l’energia travolgente di uno Stevie Wonder dodicenne con Uptight (Everything’s Alright) e gli arrangiamenti geniali di Brian Wilson in God Only Knows dei Beach Boys, rievocando i surreali incontri con Wilson che scambiò la sua You Can’t Hurry Love per un pezzo originale.
La selezione include la forza d’insieme di Won’t Get Fooled Again dei Who, la reinterpretazione di Tomorrow Never Knows dei Beatles inclusa in Face Value, la magia d’insieme di Handle With Care dei Traveling Wilburys, la stima reciproca con Bruce Hornsby per Barons in the Ground e l’ammirazione per Taylor Swift con White Horse, scoperta grazie alla figlia Lily e apprezzata per l’essenziale intensità dell’esecuzione acustica.

La battaglia privata: la salute e il coraggio della verità
La crisi medica e la dipendenza
Accanto alla memoria dei trionfi artistici, la toccante confessione al Sunday Times porta alla luce gli aspetti più oscuri e recenti della vita dell’artista.
Collins ha raccontato la drammatica crisi vissuta nell’aprile del 2024 a causa di un grave ricovero d’urgenza in Svizzera per una ricaduta nell’abuso di alcolici.
Con i reni in sofferenza e gli organi vitali compromessi, la situazione apparve disperata, al punto che il suo storico manager dovette riunire i cinque figli al capezzale per valutare decisioni sul supporto vitale, in giorni di cui il musicista non conserva alcun ricordo perché privo di conoscenza.
La rinascita e l’addio ai palcoscenici
La lotta contro la dipendenza aveva già segnato la sua vita negli anni passati, dal ricovero per pancreatite acuta nel 2012 ai periodi di sobrietà ottenuti con l’Antabuse, fino a scivolare di nuovo nel calvario senza rendersene conto nei momenti di maggiore solitudine.
Dopo sette lunghi mesi trascorsi in ospedale tra fine 2023 e il 2024, Collins si definisce incredibilmente fortunato per essere sopravvissuto e dichiara di non aver più toccato una goccia d’alcol.
L’artista, che ha salutato i fan nel 2022 con il tour d’addio dei Genesis, ha dovuto accettare l’impossibilità di suonare ancora la batteria a causa di gravi danni ai nervi e dei numerosi interventi chirurgici alla colonna vertebrale e al ginocchio.
Riconciliazioni e traguardi: il bilancio di una vita
La pace ritrovata con Paul McCartney
Tra le note di speranza emerse di recente figura la riappacificazione con Paul McCartney. Dopo anni di gelo legati ad vecchie incomprensioni e dichiarazioni reciproche, il contatto definitivo si è riacceso in occasione di un’asta di beneficenza per il King’s Trust: Collins ha scritto una lettera personale all’ex Beatle chiedendogli un contributo per la causa, gesto accolto con grande generosità da McCartney che ha chiuso positivamente un capitolo rimasto aperto a lungo.
L’ingresso nella Rock & Roll Hall of Fame
A coronamento di una parabola irripetibile, a novembre Phil Collins farà il suo secondo ingresso nella celebre Rock & Roll Hall of Fame, questa volta come artista solista dopo l’induzione nel 2010 insieme ai Genesis.
Affiancando nomi del calibro di Oasis, Sade e Iron Maiden, l’artista ha accolto il riconoscimento con la solita ironia britannica, scherzando sul fatto che probabilmente il consiglio pensava fosse già stato inserito in passato. Tra il profondo orgoglio per i successi dei suoi figli — da Lily, stella di Emily in Paris, a Simon, Nick, Joely e Matthew — e la consapevolezza delle proprie fragilità, Phil Collins si conferma una figura straordinariamente umana, capace di trasformare le prove della vita nel ritratto indelebile di un vero mito del rock.
